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Dal bisogno dell’altro alla dipendenza

Noi esseri umani nasciamo in un contesto sociale e nasciamo bisognosi di qualcuno che si prenda cura di noi, senza questa figura non potremmo sopravvivere. Il nostro bisogno di cure, poi, non si limita al bisogno strettamente fisiologico (essere nutriti, puliti, coperti) ma va molto oltre: abbiamo bisogno di una cura individualizzata e amorevole per crescere in maniera sana e completa. Abbiamo bisogno di attenzione da parte dell’Altro, del suo riconoscimento e della sua presenza. Questo è un bisogno universale. La soddisfazione di questo bisogno è alla base del nostro benessere psichico e della nostra sopravvivenza.

Devi sapere che nel nostro cervello c’è un neuro-ormone che orienta il nostro desiderio verso un altro specifico: l’ossitocina. L’aumento di questo ormone, dato dal desiderio di un Altro specifico, stimola la produzione di dopamina che è il neurotrasmettitore responsabile del piacere. Quindi la vicinanza di quel determinato Altro ci fa sentire bene e noi riceviamo una ricompensa quando otteniamo quello che vogliamo nelle relazioni. La ricompensa è fatta da una nuova scarica di ossitocina e quindi dopamina e così via.

 

Ma quando il bisogno dell’Altro si trasforma in dipendenza affettiva?

 

La dipendenza emotiva patologica potrebbe essere definita come “un tipo di attaccamento che collega una persona all’altra. La qualità e intensità di questo attaccamento non corrispondono alla qualità e all’intensità della relazione reale. Può essere una ricerca sistematica di persone con cui non si stabilisce una relazione o l’incapacità di lasciare una relazione nonostante il suo effetto distruttivo o l’incapacità di staccarsi molto tempo dopo la fine della relazione “(Charest, 1992).

È chiaro che in queste situazioni c’è una grande distanza tra l’aspettativa e quello che poi si ottiene davvero dagli altri. Si genera così frustrazione e una sensazione di fallimento emotivo.

L’unico scopo del “ tossicodipendente” è sentirsi amato. Questo obiettivo diventa ossessivo e pervasivo al punto che la persona che soffre di questo funzionamento non è in grado di apprezzare altre attività o comunque è molto concentrata sulla conferma affettiva che va rinnovata continuamente. Il suo desiderio di essere amato ha la precedenza su tutto il resto. Amore o morte! L’Altro diventa un oggetto che crea dipendenza che gli permette di provare questo affetto tanto desiderato.

Se ti accorgi di essere in una situazione del genere allora potresti provare a chiedere un supporto psicologico in modo da poter essere aiutato a costruire relazioni più sane per te e meno sofferenti.

 

Mettiti alla prova! Prova a vedere quanto tempo riesci a stare da solo, ovviamente devi anche disconnetterti dai social e spegnere la tv in questo piccolo esperimento. Puoi misurare il tempo in cui stai bene da solo, cosa ti viene spontaneo fare (ad es.se vai alla ricerca di cibo, se senti il bisogno di fare qualcosa come studiare o fare sport) e anche che emozioni provi (sei sereno? Ansia? Agitazione?).

È chiaro che più le emozioni sono difficili da tollerare più sarà rapida la ricerca del contatto.

Se provi emozioni complesse da gestire non vuol dire che sei un dipendente affettivo ma può essere uno spunto per te per iniziare a riflettere sul rapporto che hai con te stesso e perché sentire l’Altro vicino è così importante.

I.G.