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Disturbo d’ansia generalizzato: cosa possiamo fare noi genitori?

Il disturbo d’ansia generalizzato (DAG) si caratterizza per la presenza di un’ansia fluttuante ma costantemente presente, non chiaramente legata a situazioni specifiche, spesso solo al timore di un pericolo vago e imminente. Si presenta come uno stato di tensione che non “molla mai”, accompagnato da vari sintomi fisici più o meno sgradevoli, che costringe a vivere in uno stato di costante malessere. Il ragazzo/a che soffre di DAG è, quindi, perennemente attivato in uno stato di allerta, reagisce a stimoli ambientali anche irrilevanti con improvvisi sussulti, può essere irritabile e nervoso e fatica a concentarsi. Si stanca facilmente, i muscoli sono tesi, il volto non è mai rilassato, può lamentarsi di mal di testa, difficoltà a respirare, palpitazioni, eccessiva sudorazione, bocca asciutta, vertigini, nausea, dolori addominali e necessità di urinare frequentemente.

Una delle caratteristiche principali del disturbo d’ansia generalizzato è la preoccupazione eccessiva e persistente che riguarda soprattutto le difficoltà interpersonali: gli adolescenti, infatti, temono nelle relazioni con gli altri soprattutto di poter essere rifiutati o di non poter scegliere liberamente.

Su questi timori possono sviluppare il rimuginio che caratterizza il disturbo: un adolescente che ha l’acne, per esempio, può temere di essere rifiutato da una ragazza che gli piace. Inizierà a pensare a una serie di soluzioni per evitare il rifiuto ad esempio: “Potrei coprire la fronte con i capelli, però la frangia mi ingrossa il viso…allora potrei utilizzare una pomata ma l’effetto non sarà immediato… sono proprio stupido a pensare a queste strategie… però se non faccio qualcosa verrò rifiutato…”

 

La sintomatologia del DAG può svilupparsi sin dall’età adolescenziale e spesso può essere associata a comportamenti interpersonali problematici, soprattutto familiari. Proprio per questo motivo è necessario conoscere meglio in che modo nella famiglia si creano problemi che rinforzano l’ansia in modo da aiutare i familiari a ridurre il disturbo del figlio/a.

 

Quali sono le cause?

 

I fattori di rischio per l’insorgenza di questo disturbo sembrano essere: caratteristiche di personalità (intesa come modo abituale di pensare, reagire e rapportarsi agli altri), sul cui sviluppo incidono sia fattori genetici, che educativi; stress associati ad eventi che comportano cambiamenti di vita importanti (es. lutti, separazioni, atti di violenza, ecc.).

Inoltre, lo stile genitoriale e l’utilizzo di modalità di accudimento disfunzionali possono predisporre l’emergere del distubo. In merito ai fattori familiari ed ambientali, infatti, sembra che modalità educative iperprotettive svolgano un ruolo determinante nell’insorganza dei disturbi d’ansia. Un recente studio longitudinale (Hale et al., 2013) ha studiato 923 adolescenti per un lasso temporale di cinque anni mettendo in luce che la presenza dei sintomi d’ansia porta l’adolescente a percepire i genitori come rifiutanti e ipercontrollanti, andando così ad innescare dei cicli interpersonali disfunzionali in famiglia: così un adolescente con DAG potrebbe vedere i genitori come estremamente preoccupati e controllanti se ad esempio passa ore in bagno cercando di trovare una soluzione all’acne. Allora l’adolescente a causa di questa percezione potrebbe sentirsi ancora più in ansia ed accusare i genitori di essere troppo invadenti. Le critiche rivolte ai genitori potrebbero così andare ad incidere direttamente sul comportamento genitoriale creando squilibri familiari.

 

 

Come si può intervenire?

 

Lo stato di ansia generalizzato in un adolescente può essere passeggero, ma se perdura può trasformarsi in un altro disturbo, come per esempio in attacco di panico o in fobia e può diventare cronico. Altre volte non cambia e diventa un modo stabile per affrontare qualsiasi problema di vita si presenta. I genitori a volte tendono a non accorgersi del disturbo d’ansia generalizzato o a

sottovalutarlo, considerando quello stato “normale” per il proprio figlio/a giustificando i suoi malesseri con frasi del tipo “deve imparare a risolversi da solo i suoi problemi”, “deve maturare” ecc.

Inoltre, il ragazzo/a che sta male difficilmente si accorge che il suo malessere è dovuto al proprio stato di tensione, e descrive ai genitori e poi al medico i propri sintomi fisici magari affermando di sentirsi assolutamente tranquillo.

 

Esplorare cautamente da parte del genitore i motivi che portano il ragazzo/a a sentirsi preoccupato e in ansia può aiutare a creare un clima familiare più aperto e collaborativo, condizione che può favorire indubbiamente la riduzione dell’ansia e della pervasiva preoccupazione e promuovere la comprensione e l’ascolto del problema.

 

Inoltre, occorre che i genitori non personalizzino le critiche che il figlio/a rivolge loro ponendosi in un atteggiamento difensivo e di chiusura di fronte ad esse. Questo comportamento può accrescere il clima di allarme o di tensione familiare e ridurre le possibilità di comprensione del disturbo.

 

Se hai bisogno di consigli in merito e/o hai dei dubbi non esitare a contattare gli specialisti di Esplosivamente. Ricorda che prima si interviene, più semplice è il recupero e minore è il tempo trascorso da tuo figlio/a nella sua sofferenza.

 

A.I.