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Ippoterapia e Onoterapia

Il cavallo e l’asino sono i miei terapeuti?

Hai provato ad andare da uno psicologo e non ti sei trovato a tuo agio? Oppure l’idea di sederti di fronte ad un professionista ti imbarazza? O ancora: parlare non è mai stato il tuo forte?

Questi o altri impedimenti ad iniziare un lavoro terapeutico tradizionale potrebbero farti avvicinare all’ippoterapia o all’onoterapia. Devi sapere, infatti, che in psicologia non c’è un solo metodo, non c’è un solo modo di agire valido per tutti, non c’è una sola teoria.

Se pensi però di liberarti del terapeuta intraprendendo un ippo o onoterapia hai sbagliato strada!

Il contatto con gli animali è sempre un contatto piacevole ma perché diventi terapeutico si ha bisogno di un terapeuta, appunto, di uno psicologo che con l’ausilio di cavalli e/o asini faciliti il processo terapeutico.

 

In che modo?

Alla base c’è il non verbale.

C’è tutto quello che non dico ma che il mio corpo vuole comunicare ugualmente. Forse non lo dico perché non lo voglio dire, o forse perché non trovo le parole per dirlo, o forse più semplicemente perché non so cosa provo, ma il mio corpo sì. Il corpo lo sa, e parla in tanti modi. Il nostro corpo prima sussurra ma se poi continuiamo ad ignorarlo e a non prestargli attenzione, lui urla. Tutto ciò è alla base di molti disagi e disturbi mentali che caratterizzano il nostro secolo. In primo luogo tutto ciò che riguarda l’ansia, come gli attacchi di panico…tutti i disturbi della sfera alimentare, come l’anoressia, la bulimia…ma anche le dipendenze, i disturbi dell’umore e non solo le disabilità o i disturbi dello spettro autistico…insomma potrei continuare ad elencare tutto il manuale diagnostico, perché il corpo c’è ovunque ed è un tutt’uno con la mente!

Gli animali usano il non verbale per comunicare con noi e noi, entrando in relazione con loro siamo “obbligati” a fare attenzione ai loro messaggi non verbali e ad usare il nostro corpo per comunicare con loro.  

 

Ma perché il cavallo o l’asino piuttosto che il cane o il gatto?

Cavalli e asini sono animali conosciuti, ma non abbastanza, perché non fanno parte della nostra quotidianità. Questo fa sì che ci facciano sentire nello stesso tempo a nostro agio, perché conosciuti, ma non troppo a nostro agio, perché in realtà non conosciuti completamente. Ma soprattutto entrambi sono delle prede…e noi dei predatori…due mondi opposti, due modi di stare al mondo opposti. Nella relazione la nostra e la loro messa in gioco è ai livelli massimi.

 

Ma perché tutto questo è terapeutico?

Forse perché con un animale è più facile proiettare, mettere dentro di lui dei vissuti e sentimenti che in realtà appartengono a noi.

Forse perché riscopriamo un tempo diverso di vivere una situazione, il tempo della natura, che ci permette di pensare e rimanere nel presente, attenti a ciò che succede dentro e fuori di noi.

Forse perché impariamo cose nuove su noi stessi che il nostro corpo mette in atto nella relazione con l’animale.

Forse perché mettiamo in atto una comunicazione non verbale, quella del corpo, e così facendo gli restituiamo un’attenzione da tempo persa.

Forse perché ci riappropriamo del nostro corpo per entrare in relazione con l’animale.

Forse…

…forse però tutto questo accade e basta, senza che ce ne rendiamo conto e la sola cosa veramente terapeutica è la presenza di uno psicologo che ci svela tutto questo, ci svela i meccanismi che la mente mette in atto e che fa da traduttore a tutto ciò che accade rendendocelo comprensibili.

P.C.