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#pandemia2020: le opere vincitrici.

Vi abbiamo proposto tramite il concorso #pandemia2020 di “raccontarci” le vostre emozioni, le vostre idee e i vostri vissuti in testimonianza della Pandemia 2020 attraverso la produzione creativa che preferite: musica, fotografia, disegni, corti, racconti e poesie.
Raccolte tutte le opere inviate, abbiamo scelto per ogni sezione un’opera vincitrice, ritenuta particolarmente significativa.


Sezione video: “Andrà tutto bene”, opera di Adele Pennetta.






Sezione disegni: Opera di Michela Frigau.
Opera




Sezione fotografia: Opera di Sara Carbone.
Lavoro di Sara Carbone




Sezione poesia: “Crocevia esistenziale”, opera di Alessia Priori.

Crocevia esistenziale


Come orizzonte degli eventi
quattro mura, chiuso
in un claustrofobico microcosmo
si fanno sempre più vicine.

Nessun osservatore rende reale
la mia soffocante esistenza
e diventa sempre più ampio
il vuoto,

nella scatola angusta
dell’universo.






Sezione racconti: “L’appuntamento delle sei”, opera di Irene Mascia.


L’appuntamento delle sei.

Piove. Come se uno scrittore stesse iniziando la storia più banale della sua vita, una divinità o chiunque sia per lui scelse di dipingere proprio un uggioso giorno di pioggia. Che giorno fosse, non lo sapeva, e ormai aveva perso il conto. Era solito dare ad ogni giornata un colore diverso, ad ogni calenda un piatto di pasta oppure un calciatore- ma da un mese a questa parte, non aveva più importanza che giorno del calendario fosse stato sbarrato, né in che parte della settimana ci si ritrovasse, che fosse sabato sera o lunedì mattina. Contava solo una cosa: il bollettino medico delle sei che annunciava i numeri di quella silenziosa apocalisse, e la speranza, ogni giorno, che il dato dei contagi fosse più basso di quello dei giorni precedenti, la speranza che l’apocalisse avesse esaurito tutte le sue armi e si stesse rintanando in un angolo buio dell’universo.
Lo stanco scrittore di questa storia conosceva per nome ognuna delle figure che lui stesso aveva delineato. Anche loro, alle 18:00 di quel giorno piovoso, avevano il naso incollato allo schermo come avidi cercatori d’oro.
Maria era una ragazza solare dai lunghi capelli biondi che sprigionava un’aura di positività infinita.
Quei primi giorni di primavera, come una bambina un po’ vivace, andava nella gelateria del suo paese e chiedeva il classico cono cioccolato e stracciatella. Il gelataio ormai la chiamava per nome, e ogni giorno aspettava quella ragazzina così dolce e spensierata, conservando perfino un cono di riserva quando, per un motivo o per l’altro, si faceva sera prima che Maria tornasse a fargli visita.
Giusy studiava giurisprudenza e i suoi voti le regalavano immense soddisfazioni. Il suo sogno di diventare giudice la guidava attraverso ogni avversità, le tendeva la mano tra i difficili appunti di diritto privato e le regalava grandi soddisfazioni ogni volta che rileggeva, sul libretto online dell’università, i suoi 30. La speranza era la sua àncora in un mare infinito di leggi da imparare a memoria.
Miriana scriveva poesie e viveva nel costante sogno di un principe azzurro, un po’ come lo avevano tutte le sue amiche; ogni mattina, fuori scuola, sebbene appartenessero a classi diverse, le aspettava sotto l’albero per spettegolare sulla sua ultima fiamma. Alle sue migliori amiche, in fondo, stava bene così; ciascuna rideva sempre delle sue battute e acconsentiva ai suoi nuovi piani di conquista.
Anche se poi fallivano miseramente.
Anche Alessia scriveva poesie, e sceglieva temi variopinti per le sue sfuggevoli parole; disegnava accanto ai suoi versi immagini di libertà, amore, affetti, vedeva il tempo scorrere tra le sue dita e sapeva che non poteva spiegarlo, che quelle parole si sarebbero esaurite lasciandola sola con le sue esperienze.
Raffaele si era da poco innamorato, e tutti i suoi amici lo prendevano in giro per questo, poiché “sembrava una femminuccia”. A volte, per paura di deluderli, trattava con superiorità la ragazza che tanto avrebbe voluto con sé, riuscendo soltanto ad allontanarla.
Giovanni, invece, era nel pieno dei preparativi per Pasquetta; aveva già comprato una cassetta di birra e rimuginava sul luogo più adatto per festeggiare. Pasquetta era per lui un momento particolare; tutti i suoi amici partecipavano alla grande festa, anche quelli che erano soliti non presentarsi. Non mancava mai nessuno, e questo lo faceva sentire apposto.
Perfino Tania aveva, finalmente, degli amici che le volessero bene, e addirittura una ragazza. Dopo il suo coming out, viveva appieno tutti i suoi giorni, perdendosi ogni volta negli abbracci delle persone a cui non importava un bel niente che fosse lesbica, perché lei era, d’altronde, solo Tania.
Rosa era ambiziosa in modo serio e composto, tranne quando usciva con le sue amiche per una serata alcolica. Guardava ogni telegiornale con occhio critico, analizzando tutte le informazioni che recepiva, i libri sempre in mano, il sogno di diventare ingegnere e qualche calcolo impossibile risolto in due passaggi.
Enza non aveva le stesse abilità; in compenso, aveva un impressionante talento nel disegno e parlava un inglese fluente. Amava la fotografia e l’avventura, soprattutto quando erano collegate; aveva iniziato il liceo da poco e lì aveva conosciuto le sue migliori amiche, con cui spesso passeggiava nei vicoletti di Napoli alla ricerca di un bel posto in cui scattare foto. Non le importava molto della pioggia, anzi- credeva che le giornate piovose avessero un potenziale artistico e si divertiva lo stesso a scattare le sue incredibili fotografie.
Carla aveva problemi di autostima non giustificati, visto che tutti le andavano dietro; cercava di tenersi in forma con ogni sport possibile, seguendo diete ferree pur avendo una madre cuoca con cui conversava in un’altra lingua. Talvolta, la tentazione davanti ai suoi piatti sudamericani era così forte da farle eludere ogni dieta appuntata con un magnete al frigorifero.
Anche Giorgio non riusciva a sentirsi bene con se stesso. Pur avendo solo 17 anni, era già in corso la pubblicazione di un suo EP di cover; il suo talento era indubbio, ma lui non riusciva a rendersene conto. Si vedeva basso e poco mascolino, e la sua voce incredibile da soprano non lo aiutava.
Elisa era una ragazza molto precisa e studiosa, ma anche molto poco indulgente nel giudicare il comportamento altrui; non era apprezzata da tutti, il che era un peccato, dato che nel profondo nascondeva uno scintillante cuore d’oro.
Pietro faceva spesso scherzi di cattivo gusto e poi se ne rendeva subito conto. Prendeva in giro chiunque, e spesso alle loro spalle; la gente aveva iniziato a fare lo stesso con lui, e se ne rammaricava pur ammettendo le sue colpe. Aveva imparato, ormai, a tenersi stretto i pochi amici che gli erano rimasti.
Sara, dopo mesi e mesi, era riuscita a trovare le parole giuste per un fidanzato che soffriva di depressione e abitava a due stazioni di distanza da lei. Aveva compreso il valore del silenzio e delle carezze, dei baci, dei sorrisi in bilico tra due sguardi. Ogni volta che gli stringeva la mano, sentiva di star facendo la cosa giusta.
Faceva lo stesso anche Filomena con la nonna malata di Alzheimer. Lei quasi non riusciva a ricordarsela, ma la piccola nipotina non avrebbe mai potuto immaginare un universo in cui l’avrebbe dimenticata. Stringeva le sue dita intorno a quelle raggrinzite della vecchietta, ed entrambe stavano bene.
Giulia aveva finalmente deciso di lasciarsi andare. Era il momento di fare sesso. Aveva pensato notte e giorno a quello che sarebbe potuto succedere, ad ogni alternativa possibile, aveva ragionato finalmente con il suo cuore e non con la sua ansia, aveva capito che cosa voleva. E lo voleva subito.
D’altra parte, l’ansia era un problema comune anche a Francesca, che la notte, senza nemmeno conoscerne il motivo, giaceva insonne su quello che le sembrava un letto di spine. Un’ombra con la faccia di un orologio le urlava nell’orecchio che aveva bisogno di dormire. Ma con tutto quel fracasso, lei di certo non ci riusciva.
Morena non si trovava molto bene con la sua famiglia, tranne con una cugina che abitava in un paese lontano e a cui era stato diagnosticato un brutto tumore; aveva già fatto le valigie e sul tavolo della sua cucina c’erano i biglietti per partire. Doveva stare con lei fino alla fine.
Ma quella giornata piovosa probabilmente di inizio primavera aveva chiuso i battenti della gelateria preferita di Maria, e anche l’università di Giusy la costringeva a seguire corsi online in cui la sua speranza non riusciva a collegarsi; l’albero fuori la scuola di Miriana grondava rugiada su una porzione di marciapiede vuoto e umido, che lentamente si sgretolava come le parole che per Alessia
erano peso e àncora. Raffaele non vedeva la ragazza a cui voleva davvero chiedere scusa da un mese, e nemmeno Giovanni avrebbe rivisto i suoi amici a Pasquetta. Tania aveva lottato per gli abbracci, e ora una legge li vietava. Rosa aveva già calcolato tutti i danni economici che sarebbero piombati sul suo bel paese, e, nonostante piovesse, nei vicoletti di quella bellissima città Enza non poteva correre. Carla mangiava troppo tra un esercizio e l’altro, e nessuno poteva davvero vedere i suoi addominali; Giorgio, ormai, non aveva fiducia nemmeno nella sua voce. Elisa cercava di convincersi di essere fortunata ad essere ancora viva, Pietro, invece, non ci riusciva, non senza maledirsi per tutte le persone che aveva allontanato. Sara non poteva né toccare né guardare il suo fidanzato, e nutriva una profonda paura che stesse peggio e lei non fosse lì per aiutarlo, e nemmeno Filomena poteva stringere le sue dita intorno ad “un’esponente della fascia più a rischio”. Come Sara, nemmeno Giulia poteva vedere il suo ragazzo per dirgli che era pronta a condividere con lui quell’esperienza così importante; Francesca aveva gettato la spugna con la sua insonnia, mentre il biglietto aereo di Morena era ancora lì sul tavolo, con accanto una ricevuta di rimborso su cui era scritto “volo cancellato”.
Sono le 18 di un giorno qualunque e piove.
“Hanno tutti meno di vent’anni”, aggiunge lo scrittore, “hanno meno di vent’anni e devono dimostrare una forza troppo matura per affrontare il prolungarsi del niente.” Per loro aveva in mente una storia magnifica a cui il coronavirus aveva chiuso le porte. Perfino la sua penna sembrava avvizzita dalla paura.
Ma a volte pensava al sorriso di Maria, alle parole di Alessia, agli amici di Giovanni. Si rendeva conto che doveva farcela per loro; doveva scrivere un finale a questa storia che portasse con sé un allegro “e vissero felici e contenti”. Doveva spegnere la televisione, ché tanto non capiva il significato di tutti quei numeri, e riprendere a paroleggiare e a dare un senso ai suoi versi vuoti.
Tutti i suoi personaggi stavano perdendo la speranza, ma lui no, lui non poteva.
Sono le 18 di un giorno qualunque e piove.
Eppure, non per forza così deve finire questa storia.