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Stare bene a scuola

Stare a scuola è una condizione che occupa molto tempo nella tua vita, forse è il contesto esterno a quello familiare dove passi più tempo. Questo è valido sia per te studente che per te professore che hai scelto di lavorare in questo contesto.

È dunque auspicabile che sia un contesto dove tu possa star bene, sentirti tranquillo di dedicare la tua attenzione e le tue energie alla possibilità di imparare , se sei uno studente, e di crescere o di trasmettere la tua conoscenza e sostenere l’apprendimento (se sei un prof.).

Perché ciò possa accadere è essenziale che il contesto classe e il corpo docente siano sufficientemente sereni e possano trasmetterti una generale sensazione di tranquillità.

Nei contesti classe particolarmente confusionari, infatti, emerge una generale difficoltà nello stare insieme. Spesso la confusione limita o impedisce al docente di fare lezione, lo lascia frustrato e costretto a impiegare le sue energie nel farsi dare attenzione e nel reprimere comportamenti disadattivi piuttosto che usarle per trasmettere conoscenza.

Un clima tale si configura sempre troppo teso e ostile quindi spesso l’emozione che circola è la rabbia. Rabbia per i compagni che non stanno zitti, per il prof che appare incompetente, per l’inutilità di ore passate in questo modo senza sentire di portare a casa elementi e contenuti costruttivi. La rabbia è l’emozione condivisa tra docente (frustrato) e studente (frustrato). La rabbia può guidare il comportamento in tali situazioni. È dunque essenziale poterla riconoscere per poterla usare in maniera costruttiva.

Spesso professori e studenti in queste situazioni appaiono e si configurano come schieramenti opposti e in lotta, seppur in realtà siano accomunati da sensazioni molto simili.

Forse per migliorare le situazioni poco funzionali bisogna iniziare a pensarsi come a due facce della stessa medaglia, essenziali l’una all’altra per poter funzionare e poter provare soddisfazione.

Immettersi in una dimensione di gruppo unico seppur con ruoli differenti può aiutare ad evitare lo strutturarsi di un noi e un loro in cui il vissuto è di contrasto, lotta, contrapposizione, bisogno di vincere. Una tale dimensione lascia tutti sconfitti e stanchi, molto stanchi….Cosa resta in questo modo della possibilità di lavorare bene (sia per lo studente che per il professore)?

Questo articolo vuole essere un invito a rivedere la propria posizione, a non arroccarsi sulla posizione “io sono nel giusto è l’altro che sbaglia!” che non favorisce un incontro ma, al contrario, rinforza posizioni disadattive. La domanda da porsi è: “come possiamo riuscire a star meglio insieme?” vedendosi come appartenenti ad una medesima gruppalità. Forse solo in questo modo si può aprire una nuova strada.

I.G.