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Anoressia

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Anoressia oggigiorno è una parola molto utilizzata, sentita, diffusa. Spesso a persone molto magre del mondo dello spettacolo o della moda viene fatta una diagnosi di anoressia dai giornalisti, anche nel linguaggio comune a persone filiformi viene detto “mi sembri anoressica” questo ci lascia intuire- al di là dell’uso improprio che spesso si fa del termine- che l’anoressia è un disturbo che si vede. In questo caso il corpo comunica il disagio. Non si può nascondere l’anoressia, soprattutto nelle forme più gravi. Il corpo emaciato rappresenta la voce di quelle persone che ne soffrono, che spesso non avvertono il problema, si sentono incredibilmente forti, non malate, hanno tutto sotto controllo, ma il corpo comunica che qualcosa è sfuggito loro di mano.
Anoressia è il rifiuto di mantenere il peso corporeo al livello minimo normale o al di sopra di esso. È un’intensa e ingovernabile paura di ingrassare pur essendo estremamente sottopeso. Nelle donne anoressia è non avere il ciclo mestruale- secondo i criteri diagnostici del DSM V devono essere assenti almeno tre cicli consecutivi- e negli uomini si ha perdita di potenza sessuale e di libido.
Anoressia è essere pelle ed ossa, a volte fino al punto da far paura all’Altro, e non accorgersene, anzi la persona che soffre di anoressia si sente grassa e si vede tale anche se è scheletrica. Il cibo fa paura. Il pasto è un momento ansiogeno e meno si mangia più ci si sente sicuri, se si riesce a non mangiare nulla si ha la sensazione di un benessere profondo.
Chi è anoressico ben presto inizia anche a ridurre le frequentazioni sociali soprattutto quando queste implicano momenti di convivialità, dalla pizza con gli amici, al gelato, alle cene di famiglia. Nessuno vuol farsi vedere “non mangiare”, si cerca di passare inosservati e all’inizio ci si riesce anche. Attenzione e dedizione ad attività sportive aumentano e si fa di tutto per accentuare il consumo di calorie.
La bilancia entra a far parte della vita in maniera importante, il controllo ossessivo del peso è una vera e propria imprescindibile attività e più esso scende più ci si sente soddisfatti e bene –in realtà più esso scende più si sta male.
In soggetti giovani –l’anoressia spesso ha un esordio nelle prime fasi dell’adolescenza- non immediatamente le analisi del sangue segnalano un problema. Bisogna controllare il battito cardiaco. L’organismo entra in riserva, non ha materiale nutritivo quindi si adopera per andare a risparmio e rallenta il battito del cuore –con rischio di collassi cardiaci- e inizia a consumare ciò che può, in extremis si alimenta dagli organi interni.
Si assiste anche ad un cambiamento caratteriale della persona: anche soggetti allegri, socievoli e sereni diventano chiusi, rabbiosi- soprattutto in famiglia- e molto più tristi. La sensazione di essere soli è molto forte, nessuno può capire, nessuno è alleato.
La preoccupazione e le attenzioni di chi è accanto alla persona anoressica vengono vissute come controllo e ci si difende da esso. Questo anche perché spesso i genitori di ragazze anoressiche, ad esempio, sono molto angosciati e attenti a che la figlia mangi, a quanto mangia ecc, ma non riescono ad essere “accanto” alla figlia nel vero senso della parola anche perché lei non glielo consente.
Il perfezionismo è un’altra caratteristica delle persone anoressiche, spesso si hanno ottimi voti a scuola, si è sempre molto gentili e cordiali con gli altri anche se dentro si prova una grande rabbia, tutto deve essere fatto nel modo migliore, nel modo che salva dalle possibili critiche e dal giudizio che è un fantasma terrificante.
L’anoressia in adolescenza è anche annullare la forma femminile, ritrovare un corpo androgino o indifferenziato, il corpo rassicurante di bambina che si oppone all’incombere di un corpo sessuato con tutte le difficoltà che l’integrazione di esso implica.
È fondamentale intervenire in maniera repentina nella cura di questo disturbo che, se protratto, ha delle conseguenze molto gravi- anche la morte- per le persone che ne soffrono.
L’intervento ottimale implica una psicoterapia, a cadenza almeno settimanale, un intervento nutrizionale- un medico deve controllare lo stato di salute dell’organismo- e a volte è necessario anche un intervento farmacologico.
Quando le situazioni sono estremamente gravi il ricovero si rende necessario. Soprattutto in adolescenza sono preferibili ricoveri brevi, che non trasformano la persona nel “malato”, che fungano da spinta per una ripresa e non diventino un luogo dove mettere il problema e attraverso cui calmare le ansie.
Per coloro che vivono in famiglia è fondamentale che i genitori abbiano un loro percorso che possa aiutarli ad aiutare il figlio/a, che possa contenere le loro ansie in modo da non trasferirle sul figlio già particolarmente oberato dalla gestione delle proprie. Spesso i genitori non sanno come fare e si sentono o eccessivamente in colpa o rifiutano, in maniera rigida e categorica, la loro implicazione nell’insorgenza del disturbo. Altro motivo per cui uno spazio terapeutico per i genitori è essenziale.
L’anoressia è un modo di esternare un malessere profondo che si manifesta con un’azione sul corpo ma prescinde da essa. Non si diventa anoressici per seguire la moda se non si ha un disagio interiore che si sviluppa anche in base ad alcune caratteristiche dell’ambiente di riferimento.
L’equipe interdisciplinare (terapeuta individuale, per i genitori, medico, psichiatra) è l’ambiente che si può prendere cura di situazioni così complesse.
Se pensi di soffrire di anoressia o che qualcuno a te vicino ne soffre non esitare a scriverci all’indirizzo info@esplosivamente.it terapeuti esperti nel campo possono aiutarti.
I.G.