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Che NOIA la NOIA!

Che NOIA la NOIA!

La noia! Ma a chi va di parlare della noia? E poi, cos’è la noia?

Uno stato psicologico di insoddisfazione, un’assenza di azione o al massimo un’azione percepita come ripetitiva e monotona! Questa è la noia!

 

Eppure in questo momento storico la noia sta andando molto di “moda” tanto da vincere il festival di San Remo. E’ l’emozione del momento che si porta dietro disagio e dolore. Infatti Angelina Mango canta:

“Muoio senza morire in questi giorni usati

vivo senza soffrire, non c’è croce più grande”

 

Ci si sente in un limbo dove tutto è fermo, tutto è immobile, dove non si provano nemmeno emozioni, né positive né negative e ci si sente impossibilitati a venirne fuori.

 

Ma perché succede questo?

 

La noia in realtà è un sentimento normale, soprattutto in alcune fasi della vita, le fasi di passaggio come ad esempio l’adolescenza.

Nel passaggio si lascia il vecchio, ciò che conosciamo bene e nel quale ci sentiamo sicuri o nel quale abbiamo trovato un equilibrio, per incontrare il nuovo, l’incognita, la parte sconosciuta, quella che di solito spaventa.

 

Il cambiamento fa paura.

E come reagiamo di fronte ad una paura? Ci si difende!

 

La noia infatti potrebbe assumere una funzione difensiva rispetto alla realtà.

Stare nella noia vuol dire stare nell’immobilità, evitare l’azione, non poter pensare al futuro, non poter fare progetti rifugiandosi in un mondo sospeso ma controllabile.

Se tutto è fermo nulla si modifica, se non si agisce nulla viene cambiato e tutto rimane in equilibrio. Agire significa confrontarsi con le proprie abilità e capacità, rischiando il fallimento.

Annoiarsi in questa prospettiva diventa meno doloroso che confrontarsi con una minaccia di fallimento, di non sentirsi in grado.

Ma tutto questo è illusorio perché la noia diventa essa stessa una trappola perché ci impedisce di vivere, “morendo senza morire”, come dice appunto la canzone, rimanendo bloccati nella stasi.

Bisognerebbe invece lasciarci attraversare dalla noia senza averne paura, senza avere la frenesia di doverne uscire.

Stando fermi nella noia, sospendiamo l’azione, riacquistiamo le nostre risorse lasciando uno spazio alla nostra mente per pensare in modo creativo e costruttivo.

La noia stessa quindi ci spinge verso l’uscita da quella sofferenza, ci spinge ad agire riappropriandoci della nostra vita.

Angelina stessa alla fine della canzone ci dà questa soluzione:

 

“Muoio perché morire rende i giorni più umani

Vivo perché soffrire fa le gioie più grandi”

 

Se sentite di non riuscire ad uscirne scriveteci e contattateci! Vi daremo una mano!

P.C.