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Hikikomori: quando tuo figlio si isola

Hikikomori: quando tuo figlio si isola

Il termine hikikomori è stato coniato verso la fine degli anni 90, usando le parole Hiku= tirare e Komoru= ritirarsi, e viene usato per spiegare il fenomeno di chi sta in disparte e si isola.

Hikikomori è entrato nel vocabolario della nostra lingua, per indicare in particolare quei ragazzi che, per loro volontà, vivono in disparte, senza contatti sociali, trascorrendo le giornate chiusi in camera, al buio e spesso davanti a un pc connesso ad internet.
Il primo segnale che qualcosa non va solitamente si manifesta attraverso il disagio scolastico. Si inizia dunque con il rifiuto della scuola che si trasforma con il tempo in chiusura verso tutto e tutti.
I giovani hikikomori presentano spesso una
sintomatologia complessa: oltre l’isolamento sociale, è presente letargia, depressione e spesso aspetti ossessivi e compulsivi. Alcuni vivono in stanze buie e sporche, impedendo a chiunque di entrare. L’igiene personale può essere completamente trascurata oppure al contrario si sottopongono a docce interminabili.
Trascorrono le giornate dormendo e di notte, invece, guardano la tv, giocano al computer e navigano su internet.

Spesso sono molto intelligenti e talvolta creativi, ma vogliono stare isolati: gli unici contatti sociali che tollerano sono quelli virtuali, quasi sempre con giovani simili, con i quali ci si chi chiama rigorosamente e solamente per nick name.

Come riconoscere questo disturbo
Prima di parlare di hikikomori, è fondamentale valutare che la reclusione dalla vita sociale duri da almeno 6 mesi e tenere presente che in adolescenza possono capitare dei momenti di isolamento che non sono da confondere con questa sindrome, così come non bisogna scambiare il disturbo con la dipendenza da internet.

Se ti sei accorto che tu* figli* incomincia a chiudersi in sé stess*, a non voler più andare a scuola, a dormire tutto il giorno e vivere di notte al computer, rivolgiti immediatamente a degli specialisti per un consulto. Ricordati che il tempismo in queste situazioni fa la differenza.

C.P.

Che NOIA la NOIA!

La noia! Ma a chi va di parlare della noia? E poi, cos’è la noia? Uno stato psicologico di insoddisfazione, un’assenza di azione o al massimo un’azione percepita come ripetitiva e monotona! Questa è la noia!   Eppure in questo momento storico la noia sta andando molto di “moda” tanto

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