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Io ero bulla

Io ero bulla

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Mi chiamo Norma, sono grande, grande nel senso che ho passato già da un po’ la così chiamata “età della ragione”, per quanto, credo di averne ancora tante di cose su cui ragionare!!!…Mi è stato chiesto di scrivere alcune righe riguardo la mia storia, mi fa piacere poter raccontare di me, anche se allo stesso tempo me ne vergogno un po’; la mia storia o quello che interessa della mia storia non è proprio edificante.

Inizio dalle origini, perché forse, alle azioni delle persone, si riesce a dare un senso se si conosce la loro storia, il loro percorso per intero, dalle origini appunto.

La mia famiglia è o meglio era, una famiglia benestante, molto. Simile apparentemente a tante altre: papà diplomatico, mamma giornalista e ed io, figlia unica.

Non ricordo molto del mio passato, per quanto non sia proprio passato molto tempo, i ricordi di me bambina sono confusi e poco chiari. A causa del loro lavoro i miei passavano lunghi periodi lontano da casa, e in tutta questa nebbia, ciò che invece mi appare molto chiaramente sono le immagini, i volti delle persone alle quali ero affidata nei periodi di assenza dei miei D’altronde erano loro le persone che si prendevano cura di me, erano loro che venivano a prendermi a scuola, loro che pensavano al pranzo e alla cena, loro che mi preparavano per la notte e loro che mi svegliavano per andare a scuola la mattina seguente

Rashida, Barumi Diba Zena e così via, scherzando dico di essere stata cresciuta dai cinque continenti.

Nessuna di loro parlava italiano, comunicavo con loro attraverso suoni, mimica, espressioni facciali e niente più.

Ho smesso di parlare con loro verso i miei 14/16 anni, non mi interessava più, mi ero stancata, semplicemente non ne avevo più voglia

Più o meno a scuola accadeva lo stesso, sono sempre stata brava, avevo buoni risultati, ma in seconda media iniziai a non avere più interesse verso lo studio, mi divertiva molto di più fare gli scherzi ai miei compagni, ero bravissima, e mi divertiva tantissimo coglierli di sorpresa e vedere come rimanevano!!!

Questo mi divertiva e mi interessava molto di più dello studio, dovevo stare attenta però a non espormi troppo con gli insegnati, se mi avessero punito avrei probabilmente perso la reputazione con i compagni, che in qualche modo forse mi temevano, e mi lasciavano fare come mi pareva. Per un periodo ad esempio ero io che decidevo i posti nei banchi, mi divertivo a mettere insieme le persone che non si sopportavano tanto, e se qualcuno provava a dirmi di no, io li ricattavo, li minacciavo con cose stupide si, ma funzionava!!! C’era un compagno ad esempio che era innamoratissimo di una ragazza della III a, lui era molto timido e si vergognava un po’ di tutto, per me era uno spasso, riuscivo a fargli fare tutto ciò che volevo, bastava solo dirgli che se non avesse fatto ciò che gli ordinavo, avrei spifferato il suo segreto alla ragazzina che gli piaceva.

Questo funzionava, ho continuato per tuta la terza media, perfezionando la tecnica, quell’anno vennero due nuove compagne e con una di loro divenni molto “amica”. Ci divertiva fare le stesse cose, e se prima i compagni mi facevano fare come volevo, adesso con lei che mi rendeva  invincibile, avevamo tutti in pugno.

Io mi sentivo forte, potente, e i compagni che mi sembravano piccoli, stupidi, erano i nostri bersagli preferiti, sceglievamo quelli che ci temevano di più, che si spaventavano. Accadeva ad esempio che, in un giorno di pioggia, li obbligavamo a togliersi le scarpe e a fargli fare un pezzo di strada scalzi, la cosa assurda è che loro lo facevano, io ridevo tantissimo, e provavo un gusto indescrivibile, qualcuno a volte mi chiedeva per favore di non farglielo fare, qualcuna qualche volta ha anche pianto. Io non so perché lo facevo, ma quando piangevano o quando vedevo che avevano paura mi veniva la rabbia, mi arrabbiavo, pensavo che erano degli stupidi e che allora si meritavano questo!!!So, che i genitori di una compagna chiamarono la preside e raccontarono tutto, la scuola convocò i miei che però non andarono per  motivi di lavoro e noi ci placammo per un po’, poi ci furono gli esami di terza media e mi promossero per forza, un po’ più per togliermi di torno che per altro. I miei mi iscrissero ad un liceo classico e a me proprio non mi interessava nulla, continuai così anche lì, facevo parte di un gruppetto di ragazzi più grandi, e seguitai così finché non mi sospesero perché ruppi i lavandini dei bagni durante l’autogestione. Quell’anno fui bocciata e decisi di non andare più a scuola. I miei per disperazione mi iscrissero in una scuola privata e arrivai al diploma a 22 anni. Adesso ne ho 25 e sono quasi al quinto  mese di gravidanza. Sarà un maschietto.