Chatta con noi

Parla con i nostri esperti. Vedi gli orari >>

i nostri servizi

Scopri i servizi a te dedicati >>

Tutto ciò che ha a che fare con il cibo…o con me stessa!

Tutto ciò che ha a che fare con il cibo…o con me stessa!

Share on facebook
Share on whatsapp
Share on telegram
Share on twitter
Share on facebook
Share on whatsapp
Share on telegram
Share on twitter

La mia storia non riguarda soltanto problemi con i genitori, con i fratelli, con gli amici.
Parla semplicemente di un problema, purtroppo, molto comune tra gli adolescenti, ragazze in primis.
Disturbi alimentari, anoressia, bulimia e tutto ciò che ha a che fare con il mangiare, insomma. Più che con il cibo, per quanto mi riguarda, il problema più grande l’avevo con me stessa, e non solo fisicamente parlando.
Sono stata davvero sempre, fin da piccola, come tutte le altre bambine che si vedevano in giro. Una famiglia benestante che mi darebbe qualsiasi cosa, una madre attenta che sa ascoltare e consigliare, amici simpatici, e tutto il resto. Il primo crollo psicologico, se così si può definire, della mia vita fu quando andai in prima media. Sono piuttosto piccolina, e naturalmente il bulletto della mia classe, bocciato perciò più grande di me, ne approfittò già in partenza. Il primo anno fu un inferno, letteralmente.
Rifiutavo di andare a scuola, andavo a piangere negli spogliatoi della palestra, avevo torto anche quando avevo ragione, la professoressa di italiano (la quale aveva un debole per me) arrivò persino a chiamarmi ripetutamente a casa pregandomi di tornare a scuola e di parlarne. Ovviamente rischiavo anche la bocciatura. Semplicemente non ero felice. Non ero felice nell’ambito scolastico, a casa, fuori con gli amici, che cominciai a vedere sempre di meno.
Dappertutto cominciavo a sentirmi sbagliata, inadeguata, brutta, grassa, con la fobia di essere presa in giro. Io, sempre stata una ragazzina tutta pepe, con la risposta sempre pronta e con un bel caratterino.
Io, avevo cominciato a camminare a testa bassa ad ogni gruppetto di adolescenti che incontravo, a non incrociare più lo sguardo di nessuno. A chiudermi pian piano in me stessa.
Fortunatamente la situazione migliorò, tra l’ufficio della preside, i pianti ogni giorno, le note sul diario.
Le vacanze estive mi aiutarono molto, mi diedero modo di svagarmi, di pensare ad altro e soprattutto di riacchiapparmi un pezzetto alla volta. La seconda media trascorse più o meno tranquilla.
In terza che ero un’altra persona.
Quel bullo aveva smesso di tormentarmi partendo dal fatto che cominciavo ad assomigliare più ad una donna che ad una bambina di undici anni da punzecchiare. E lo stupido non sapeva che, facendomi quel che mi aveva fatto due anni prima, mi aveva fatto costruire una corazza intorno, e acquisire un carattere strafottente e per certi versi cattivo che non mi apparteneva affatto.
Arrivai in primo liceo dopo un’estate un po’ strana, non ricordo nemmeno il motivo. Ma ero serena, per la prima volta dopo anni. Avevo nuove amiche, continuavo a mantenere i rapporti con le vecchie, la mia classe era gentile e mi trovavo davvero una favola, e non mi sembrava vero di sentirmi così bene.
Poi arrivò un secondo crollo emotivo.
Era marzo e, girovagando su facebook, ritrovai il cugino di un mio parente, conosciuto anni prima ad un matrimonio e mai più rivisto. Si sa come vanno queste cose: aveva la mia età, mi faceva un sacco di complimenti, era adorabile, ed è scontato che in pochissimo tempo persi letteralmente la testa per lui.
Arrivò il fatidico giorno in cui uscimmo, lui con il suo migliore amico (con cui chiacchiero tutt’ora) ed io con due amiche. Passammo una bella, seppur abbastanza bizzarra, giornata. La cosa che mi turbò non poco furono i suoi continui riferimenti al mio fisico. Ai polpacci, alla pancia, alle braccia, alle cosce.
E con il tempo questi riferimenti si fecero sempre più espliciti, per sottolineare il perché non gli piacessi.
Arrivò il giorno in cui litigammo pesantemente e disse tutto il disprezzo che provava verso di me, non per il carattere (che gli piaceva molto) ma per come ero fatta.
E allora vidi. Iniziai a vedere anche io ciò che vedeva lui. E mi feci letteralmente schifo.
Arrivai a scuola sorridente dicendo con disinvoltura alle mie amiche che da quel giorno ero a dieta, ma non dissi loro il vero motivo. Passarono settimane, arrivarono le vacanze estive, e felicissima persi i primi 4 kg.
Avevo letteralmente smesso di mangiare. Un po’ di frutta, qualche verdura, ogni tanto qualche pezzetto di pesce, ma nulla di più. Spesso svenivo mentre ero per strada, una volta anche in bicicletta.
Mia madre era terrorizzata, considerando il fatto che mia sorella era anoressica, arrivata a pesare 39 kg a diciassette anni. Mi esortava a mangiare di più, ma ero irremovibile. Ero spinta dal fatto che poi sarei stata bella, quel ragazzo che non mi aveva voluto si sarebbe mangiato le mani.
Quanto avrei riso.
Con il tempo tolsi l’apparecchio ai denti, feci una cura per l’acne, persi ancora peso, stavo diventando un’altra. Andavo avanti ad insalate, quando mangiavo di più stavo male, mi sentivo in colpa, ebbi più volte l’istinto di vomitare dopo i pranzi abbondanti. Non lo feci mai. Per mancanza di coraggio, forse. Probabile.
Una mia carissima amica si accorse, a differenza di TROPPI altri, di cosa stava accadendo dentro di me.
E, non facendolo notare, cominciò ad aiutarmi.
A fami mangiare un poco di più, ad evidenziare i rischi che correvo continuando così, a consigliarmi anche come truccarmi e soprattutto ripetendomi spesso quanto valevo e quanto ero diventata bella.
Fu lei a darmi la spinta di chiedere aiuto ad un professionista.
Un giorno, decisa, andai da mia madre chiedendole di portarmi da una nutrizionista, e mai fu tanto felice come un quel momento.
In seduta privata, la dottoressa mi disse che avevo fatto la scelta giusta ad andare da lei, dato che mi aveva “diagnosticato”, in base a ciò che le avevo detto, disturbi del comportamento alimentare.
Con il suo aiuto persi altri nove kg in modo sano, mangiando quello che volevo, e pian piano mi stavo riprendendo per la seconda volta, sorridevo, ero meno acida con le persone, non riuscivo ancora a vedermi carina ma quello è stato, ed è tutt’ora, un processo molto molto lento.
La prima svolta positiva nella mia vita è stata all’inizio del terzo liceo, quando è arrivato un ragazzo con cui sto tutt’ora. Sdolcinatamente parlando, credo stessi aspettando soltanto lui per vivere sul serio.
Ha accolto le mie cicatrici, ha fatto delle mie paure bellissime certezze, delle mie insicurezze un pregio.
Sono arrivata ad essere così presa da lui, da fregarmene di quanto mangio, della dieta, è una cosa passata in secondo piano.
E’ stato un’ancora di salvezza per me, la cosa buffa è che non lo sa nemmeno.
Credo che un giorno o l’altro gli racconterò questa storia che avete appena finito di leggere.

G. 16 anni