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Una musica può fare…una riflessione tra musica e psicologia

Una musica può fare…una riflessione tra musica e psicologia

Ti è mai capitato che l’ascolto di un brano musicale ti abbia evocato qualcosa o abbia suscitato in te emozioni e sentimenti particolari ?

Perché accade?

 

Proviamo a rifletterci insieme.

 

Partiamo dall’idea che la musica non è soltanto una disciplina artistica, ma è anche un vero e proprio linguaggio simbolico che riesce in maniera delicata e affascinante a toccare le corde emotive dell’ascoltatore.

 

Ma come mai accade questo?

Il principale attivatore di queste “corde” emotive è il ritmo.

Se ci pensi bene il ritmo ha un ruolo significativo non solo nella musica, ma anche nello sviluppo della vita mentale. Pensa ad esempio che nel corso della vita prenatale la capacità uditiva si sviluppa prima di quella visiva. Infatti il ritmo delle prime esperienze uditive e della prosodia della comunicazione nell’interazione madre-bambino è fondamentale nella formazione della mente. Quindi é proprio la struttura ritmica del brano che permette un’attivazione emotiva richiamando qualcosa di simile che avviene nella nostra mente quando veniamo a contatto con l’altro.

Seguendo quel particolare ritmo è possibile dunque venire a contatto con le nostre emozioni e farle incontrare con quelle dell’Altro.

Nella musica cosí come nella relazioni umane il ritmo, la melodia, le pause, il tono, la scelta di taluni termini, fanno la differenza.

La musica è fatta sì di ritmo, note, melodie, emozioni, ma è anche silenzi.

Cosi come accade all’interno di una relazione, dove il silenzio può acquisire diverse forme, sfumature, significati, connotati da emotività, anche nella musica il silenzio è una componente fondamentale del “suono”

Il silenzio, quindi, è un’importante elemento della musica cosi´come dello scambio interpersonale. Il silenzio è nascosto, spesso ignorato, ma anche grazie alla sua presenza che la struttura musicale e le relazioni  acquistano  senso e forma.

Il silenzio può assumere innumerevoli forme: un momento connotato emotivamente di ricordi, sentimenti, emozioni,  il silenzio di chi non conosce il brano e ne attende, forse incuriosito, la ripresa, il silenzio di chi attende una risposta o anche un possibile momento per ascoltare e ascoltarsi.

Il silenzio, quindi, è pieno, è parte stessa del linguaggio sonoro, della dinamica relazionale, è esso stesso musica, é esso stesso relazione.

 

E’ possibile dunque immaginare la musica come un lungo percorso emotivo e relazionale in cui avvengono incontri primo fra tutti quello tra musicista e ascoltatore. Il compositore crea e scrive una composizione, traduce delle emozioni e dei sentimenti in musica,  che viene successivamente  suonata, per poi arrivare all’ascoltatore, il quale prende parte a questo lungo e profondo  processo emotivo attraverso le emozioni suscitate in lui proprio dall’ascolto. Un ascolto, che al di là della connotazione emotiva, suscita un piacere stimolato da fattori neurochimici. Pensa che l’ascolto della musica attiva la produzione di endorfina e dopamina, sostanze rilasciate dal nostro cervello  e che stimolano le aree cerebrali che producono piacere.

La musica dunque può accrescere il nostro benessere e ci aiuta a venire a contatto con le nostre emozioni, ma soprattutto ci permette di imparare  ad  ASCOLTARE, ed è ascoltando veramente che possiamo trovare il piacere, l’Altro e perché no, noi stessi!

 

Buon ascolto e buona musica.

M.C.

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